Sono stato ad una unconference fantastica sui colli bolognesi: play14.
È stata un’esperienza incredibile per il numero pazzesco di spiriti affini e amici dell’internet che ho incontrato. Gli amici dell’internet sono quelle persone super in gamba con cui ci si connette solamente online per interessi comuni. Poi un giorno ti ci ritrovi assieme di persona ed è come se ci si conoscesse da una vita 😍

Foto di gruppone sorridenti
Trova Giulio (foto di Giovanni Puliti)

Serious gaming

Il topic principale dell’evento è il serious gaming, che è uno dei tanti modi in cui riuscire a convincere degli adulti a giocare per imparare qualcosa.
Avendo attraversato vari settori, dal privato al pubblico, ho sentito la necessità di creare una piccola mappa* dei contesti in cui ho incontrato persone riflettere, in modo più o meno consapevole, attorno alla domanda: come impariamo?
Dal mondo education ci arrivano insegnanti, ricercatori, makers. Dal mondo del pubblico facilitatori, attivisti, animatori sociali, antropologi. Dal mondo del business risorse umane, designer, sviluppatori, team leader, coach e chi più ne ha più ne metta. Per non parlare poi di mediatori, psicologi, educatori o, semplicemente, genitori.
Penso sia importante, per chiunque si occupi di lavorare con gruppi di persone, avere una prospettiva a riguardo.
A questa domanda se ne connettono molte altre, a seconda del contesto:

  • qual è il modo più efficace per imparare qualcosa di nuovo?
  • come si misura l’apprendimento?
  • come modificare le proprie abitudini?
  • come sviluppare nuove competenze?
  • come ampliare le proprie prospettive o uscire dagli schemi?
  • come convergere verso una prospettiva comune quando si è in gruppo?
  • come sperimentare concretamente nuovi concetti o attitudini?

* La mappa linkata è una bozza, che serviva a me per tirare fuori dalla testa alcuni concetti. Vorrei tornarci per sistemarla un po’, aggiungere qualche link e altre dimensioni.

Foto di Raffaele Recalcati

Unconference

L’evento viene promosso in Italia da Agilereloaded, ma oltre a radunare agilisti, coach e scrum master, attira anche figure un po’ più satellitari a questa galassia (inserire-job-title-creativi).
Eravamo una centoventina di persone circa. Si parlava sia italiano che inglese.
Clima superaccogliente, sembrava di stare in famiglia. C’era una bella alternanza di momenti strutturati e tempo libero. La seconda serata sono riuscito a proporre un gioco dei lupi con 3 lupi 🐺, 1 oracolo 🔮, 1 guardiano 🛡️ e 12 villici 👨‍🌾.

Piccole idee potenti

  • l’adesivo da mettere sulla borraccia per non perderla;
  • tutti i partecipanti erano invitati ad usare la maglietta dell’evento 👕 per tutta la durata dell’unconference;
  • coaching corner.

FutureLab

Voto 💯 per location 🌲, spazi e allestimento, mentre 👎️ per la funzionalità, soprattutto degli interni e dell’arredo 😢 Mi ha stupito la quantità di “vietato toccare”, materializzata in un paio di ragazzi con walkie talkie il cui ruolo era la nostra sorveglianza.

Format

Secondo me la legge dei due piedi dell’OST si adatta poco ad un contesto dove il numero di partecipanti alle sessioni è fondamentale. Per molti workshop (ad esempio incentrati sul lavoro di squadra) non era fattibile che un partecipante a metà sessione se ne andasse. C’è una certa differenza tra l’alzarsi da una discussione di gruppo a cui non si sta dando alcun contributo e mollare il team con cui si sta giocando a qualcosa. Forse si potrebbe prevedere nel marketplace una sorta di “iscrizione” alle sessioni, per avere subito chiaro il rapporto tra partecipanti e uditori.

Mi è mancato quel quarto d’ora tra una sessione e l’altra per permettere ai partecipanti di spostarsi ma soprattutto ai conduttori di allestire lo spazio 🏃.

Il marketplace
Il marketplace (foto di Giovanni Puliti)

Workshops

I workshops sono stati proposti direttamente dai partecipanti ed erano parecchi. Qui sotto provo ad annotare quelli a cui ho partecipato, così non li dimentico.

Legoland

Workshopper: Pino Decandia

Un produttore cinematografico incarica alcuni team di ideare una storia e presentarla usando i LEGO. I team sono composti da 3-5 persone e ciascuna storia dovrà avere: un inizio, un colpo di scena, una fine. Inoltre dovranno esserci 1 personaggio principale, 1 location e 1 oggetto.
Ciascun team ha 7′ a disposizione per accordarsi e poi 3′ di tempo per presentare la storia al produttore.

Alla fine del primo round Pino ci ha dato alcuni feedback e ha facilitato una breve riflessione su come il team si è organizzato, quali ruoli sono emersi e sulla nostra percezione del tempo.
Il secondo round prevedeva di aggiungere un nuovo personaggio alla storia, assegnato direttamente dal produttore. Anche alla fine di questo secondo round c’è stato un momento di debrief.
Il terzo round richiedeva di colmare alcune lacune della storia introducendo una nuova location. Inoltre la presentazione finale sarebbe dovuta durare 1 solo minuto.

Bellissimo per la semplicità della struttura e la quantità di spunti di riflessione che offre. Come al solito i LEGO sono magici 🎩✨.

lego sul tavolo a manetta
Ah, quanti LEGO (foto di Dimitri Favre)

Un leader a colori

Workshoppers: Stephanie Vella e Federico Giolli

Ciascun team riceve un diverso scenario problematico (ad es. un quartiere difficile, un ospedale durante la pandemia, ecc.) per cui trovare una soluzione in 15′. Quindi si hanno a disposizione 5′ per raccontare o rappresentare come arrivare alla soluzione. Durante l’attività si ha a disposizione un foglio con riassunti alcuni stili di leadership tra cui poter scegliere.
Alcuni team hanno dedicato quasi tutto il tempo a discutere sul migliore stile di leadership da adottare, trascurando la generazione di possibili soluzioni al problema. Altri team hanno adottato un approccio opposto, proponendo una soluzione al problema e poi deducendo gli stili di leadership emergenti.
Il mio team si è un po’ arenato di fronte al disaccordo sullo stile migliore da adottare e non siamo riusciti a sviscerare il significato profondo delle diverse tipologie di leadership presentate. Mancavano un po’ di lessico e prospettive condivise.
Nonostante questo lo stimolo di discussione è stato molto coinvolgente, mi è dispiaciuto non essere riuscito a partecipare alla seconda parte del workshop che si è svolta il giorno seguente 😢

Empathy Toy

Workshopper: Giulio Bonanome 🙋🏻‍♂️
Produttore: 21toys

Un semplice ma curatissimo set di pezzi ad incastro che permette di avviare riflessioni su tanti temi diversi: dalla comunicazione alla leadership, dal lavoro in team all’empatia.
Il gameplay di base prevede 3 ruoli: una guida e un costruttore, entrambi bendati, e degli osservatori. La guida riceve una semplice costruzione realizzata con i pezzi del gioco incastrati tra loro, il costruttore riceve gli stessi pezzi ma sfusi, non incastrati. L’obiettivo del gioco consiste nel far replicare al costruttore la stessa costruzione che la guida ha tra le mani. Gli osservatori non possono parlare.

Lo stesso gameplay può essere ovviamente ricreato con LEGO o altri oggetti, ma al di là della qualità dei materiali, il vero valore che trovo in questo set (e nel Failure Toy) è la qualità della guida per i facilitatori. Si tratta di un libretto ricchissimo di temi e proposte di varianti per la conduzione di workshop.
A play14, oltre al gioco base abbiamo provato le seguenti versioni:

  • il costruttore può rispondere solo “ho capito”, “non ho capito”;
  • ci sono 3 guide che danno 1 sola istruzione a testa e poi passano la costruzione alla guida successiva;
  • gli osservatori possono dare feedback positivi su come sta andando.

Una sessione di gioco dura dai 20 ai 30′ e un singolo kit permette di facilitare fino a 2 gruppi da 5-6 persone contemporaneamente (esiste anche la variante in cui i due team competono tra loro).

Storyleading

Workshoppers: Fabio Gariboldi e Marco Matera

Un workshop incentrato sullo storytelling, nato e realizzato proprio durante uno scorso play14 dall’incontro di due partecipanti. L’idea alla base è che un team supporti un narratore nel “ristrutturare” una sua storia. Se ho ben capito ne abbiamo fatta una versione semplificata per questioni di tempo. Ci sono 2 mazzi di carte: uno più legato alla fase di ispirazione per la scelta della storia, uno invece incentrato sugli strumenti a disposizione del team per supportare lo storyleader (il narratore). Alla base del gioco c’è un lavoro teorico incentrato sul triangolo dei valori di Matthias Varga Von Kibed (che non conoscevo), per cui abbiamo bisogno di: Conoscenza (dati, know-how), Struttura (ordine, regole), Bellezza (passione, fiducia).
Una volta individuata una storia personale, i membri del gruppo, ad eccezione dello storyleader, si fanno carico della prospettiva di uno dei 3 poli e sollecitano il narratore con domande che gli permettono di approfondire un certo aspetto della sua storia. Per ogni domanda/suggerimento accolto, lo storyleader assegna un punteggio al membro della sua squadra. Terminato il tempo a disposizione si contano i punti assegnati da ciascuno storyleader e la storia viene nuovamente raccontata di fronte a tutti.

Ho fatto lo storyleader e devo ammettere che ho fatto un po’ fatica, essendo molto sollecitato dai membri del mio team, con domande stimolanti, ma non avendo molto tempo per riflettere sull’impatto che alcune modifiche avrebbero avuto sull’organicità della storia. Probabilmente riguarda il mio modo di pensare ma non sono riuscito a capire benissimo il sistema di punteggio. A parte questo, l’ho trovato uno strumento molto potente di introspezione e i suggerimenti forniti dalle carte veramente stimolanti e ben fatti 👏.

Failure Toy

Workshopper: Giulio Bonanome 🙋🏻‍♂️
Produttore: 21toys

Secondo set realizzato dalla stessa azienda dell’Empathy Toy. I partecipanti si dividono in 2 squadre e ricevono una ruota di legno su cui far stare in equilibrio pezzi del gioco. I team hanno 3′ per organizzarsi e dividersi i ruoli (supporter, costruttore, scorekeeper), quindi 5′ per costruire. Si ricevono punti per ciascun pezzo del gioco sulla ruota al termine del round e per la costruzione più alta. Si perdono punti ogni volta che un pezzo cade dalla ruota durante il round e se si tocca la ruota con le mani.

Il gameplay assomiglia molto alla marshmallow challenge (o spaghetti tower) 🗼 ma con l’aggiunta del sistema di punteggio e la possibilità di cambiare squadre tra i round. Questo secondo elemento permette di riflettere individualmente oltre che come squadra. I temi che è possibile trattare vanno dal nostro rapporto con gli errori al modo in cui diamo feedback e ci sentiamo valutati, dalla leadership alla prototipazione e iterazione, ecc. ecc.
Anche in questo caso è possibile aggiungere diverse varianti al gameplay di base, come ad esempio:

  • non è possibile vedere quello che sta facendo l’altro team;
  • i punti individuali sono visibili e tra un round e l’altro si può decidere se cambiare o meno team;
  • durante il gioco i due team sono così vicini che l’errore di uno potrebbe compromettere la costruzione dell’altro;
  • tra un round e l’altro si può decidere se tenere la costruzione del round precedente, modificarla o ripartire da zero;
  • ecc.

Come per l’altro kit, un grande valore sta nella guida per i facilitatori, ricca di spunti e temi da affrontare. Il numero ideale di partecipanti per 1 set è 6-10 persone e la durata minima è di 60′.

Cervelly

Workshoppers: Angela Donati e Tommaso Sorichetti

Inizialmente il gruppo viene sollecitato da un tema, ad esempio “l’impatto di TikTok e Meta sulle elezioni politiche”. Vengono raccolte alcune rapide riflessioni, quindi si creano due gruppi per affinità di pensiero. A questo punto ciascun gruppo ha 10’ di tempo a disposizione per approfondire la tematica e identificare 3 azioni chiave che gli stati dovrebbero realizzare per migliorare la situazione. Al termine le azioni vengono presentate in plenaria e viene fatto un piccolo debrief. A ciascun team viene chiesto di valutare da 1 a 5 la qualità dei contenuti generati dal proprio team e la qualità del processo che ha portato a identificarli.
A questo punto, dopo una breve introduzione ai bias cognitivi (=scorciatoie che prende il cervello per prendere decisioni), ciascun team riceve una serie di carte che descrivono diversi tipi di bias. L’obiettivo è confrontarsi internamente e identificare i bias riscontrati durante l’attività.

L’attività è stata supermegainteressante. Per prima cosa non mi ero mai fermato a dare un nome ai bias, quindi già il lavoro di creazione delle carte è fantastico. La cosa interessante è stata poi osservare le diverse dinamiche che si sono create all’interno dei due gruppi. All’apparenza il processo adottato è stato lo stesso, ma il risultato in termini di soddisfazione da parte dei partecipanti è stato diversissimo. A riconferma del fatto che qualsiasi struttura diamo ad un processo, si scontrerà con le diverse personalità/mood/background dei partecipanti.

Affascinante anche la storia della creazione delle carte, che sono nate quasi per gioco come regalo di Natale per la famiglia dei facilitatori 🎄🎁

Energizers

Sono un grande fan di queste piccole attività che possono assumere varie forme: icebreakers, warmup, conoscenza, ecc. Sono un bel modo per introdurre i partecipanti all’approccio giocoso e interattivo proposto ad un workshop. È stato bellissimo scoprirne di nuovi.

Palline

In cerchio il conduttore finge di avere una pallina gialla e la passa alla persona accanto mimando il gesto e dicendo ad alta voce il colore della pallina. Chi riceve la pallina può scegliere se passarla alla persona accanto oppure farla tornare indietro. Le cose si complicano quando il facilitatore decide di inserire una pallina di un colore diverso (verde, rossa o blu). Il gruppo prosegue finché qualcosa non si inceppa nel flusso: palline smarrite, duplicate o ferme. L’idea è fare un po’ di round e provare ad essere il più fluidi possibile nei passaggi.

1-bum-nome

Non so se si chiami così, è una variante di count up mescolata con 1,2,3. Il gruppo si mette in cerchio, quindi a turno ciascuno inizia a dire un numero progressivo contando da 1 a 7 (o 9 non ricordo) per poi tornare indietro. Quindi il primo dice 1, il secondo 2, il terzo 3 e così via finchè qualcuno non dice 7. La persona successiva dira 6, quella accanto 5 e così via. Dopo che il gruppo ha acquisito una certa confidenza vengono introdotte delle varianti, un po’ per volta, facendo in modo che il gruppo si abitui: al posto di 3 si dice BUM, al posto del 5 si dice il proprio nome, al posto del 7 non ricordo più cosa bisognava dire 😝
Una volta presa confidenza con le regole si può giocare ad eliminazione, per cui chi sbaglia esce dal cerchio: ne resterà soltanto uno!!!

Count up

Ne abbiamo fatto una versione in cui si stava in cerchio e bisognava contare fino a 20 dicendo un numero a testa. Se si dice lo stesso numero contemporaneamente si riparte. L’idea è fare un po’ di iterazioni finché il gruppo non riesce a fare l’esercizio più velocemente.
Ne conoscevo una versione leggermente diversa in cui bisognava contare fino al numero di partecipanti e si poteva dire un numero solo una volta. Anche in questa variante l’obiettivo è arrivare ad avere una specie di affiatamento per cui si impiega sempre meno tempo

Assassino

Una variante di gruppo del noto gioco con carte e occhiolino 😉 Tutti i partecipanti stanno in cerchio e guardano per terra. Al “via” del conduttore alzano la testa e guardano intensamente una sola altra persona all’interno del gruppo. Se due persone incrociano lo sguardo, ovvero si guardano reciprocamente, devono inscenare una morte epica e uscire dal gruppo. Vincono gli ultimi due che restano.
Non ricordo dove l’ho trovato, potrebbe chiamarsi anche “duello di gruppo” o “resa dei conti”…. boh….

Onda energetica

Sempre in cerchio, simile a Samurai ma con le mosse di Dragonball. Il gioco consiste nel passarsi una sorta di palla energetica, mimando e facendo un verso tipo UAAAA. La palla può essere passata solo alle persone accanto a sé. Dopo un po’ di passaggi viene introdotta la mossa YATA per cui chi sta per ricevere la palla energetica può mimare una specie di muro (rifiutandosi così di ricevere la palla di energia). Nel caso in cui la palla resti incastrata è possibile liberarsene passandola dalla parte opposta del cerchio e dicendo ad alta voce il nome della persona che la riceverà. Dopo un po’ di gesti scemi e urla di battaglia, il gruppo potrebbe generare una enorme onda energetica e scagliarla al celo.

Specchio

Si creano dei gruppi di 4 persone. Una persona sta al centro del proprio gruppetto e dovrà replicare tutto quello che un’altro membro del suo gruppo farà con il corpo, come se fossero allo specchio. Quindi alla sua sinistra un’altro partecipante dovrà fargli domande di matematica in modo molto insistente (es. “quanto fa 2+2? quanto fa 2+2? quanto fa 2+2?”) finché l’altro non risponde. Infine l’ultimo componente del gruppo si metterà alla sua destra facendo domande generiche del tipo “di che colore è l’erba?” “dove sei stato in vacanza?”. L’idea è che entrambi continuino ad essere insistenti finché la persona non da una risposta, per poi fare una nuova domanda.

Happy Salmon

Produttore: DV giochi

A quanto pare lo conoscevano tutti tranne me 😅 Super semplice, fino a 6 giocatori in cerchio ognuno con un mazzetto di carte. Il gioco consiste nel girare una carta del proprio mazzo e chiamare a gran voce la mossa mostrata, finché qualcun’altro non gira la stessa carta. A questo punto i due partecipanti fanno la mossa e possono scartare la loro carta per girarne un’altra dal proprio mazzo. Concitato, rapido, megadivertente. Mazzo comprato subito 💸

Slow motion

Un gruppone diviso in due parti che si fronteggiano come per darsi battaglia. Al via bisogna simulare un combattimento tra due fazioni ma in super slow motion.

La macchina umana

Anche questo funziona bene con un grande gruppo, il cui obiettivo è mimare una macchina immaginaria che produce qualcosa (es. bandiere, sorrisi, ecc). Ciascun componente del gruppo esegue un gesto e fa un suono simulando di essere un ingranaggio della macchina. Tutti i partecipanti si distribuiscono come preferiscono facendo gesti e suoni diversi, creando una gigantesca macchina umana 🛠️.

E ora che succede?

Ovviamente c’erano un sacco di altri workshop meravigliosi a cui non sono riuscito a partecipare. Riccardo mi ha parlato molto bene di SòRiso (condotto da Alfredo) e Tokyo Train. C’era Anthony che promuoveva il Manifesto del Gioco. Ho sentito parlare molto bene di Hanabi, The Mind, e di un sacco di altri workshop ma non ho fatto una foto al marketplace e non ricordo i nomi* 😭😭😭 Quindi ci vediamo di sicuro il prossimo anno 🥳
* Agilereloaded ha pubblicato un report della giornata, con l’elenco delle attività proposte 😍

La cosa più bella è che nel frattempo ho conosciuto tantissime altre persone geograficamente vicine a me (📍 Padova), così ne ho approfittato per pubblicizzare una cosa che è iniziata a giugno…. e sta ancora iniziando in realtà…

Una cosa

Dopo due anni di pandemia non avevo nessuno con cui provare il failure toy, così lo scorso giugno ho cercato di mettere nella stessa stanza più persone in gamba possibile che avrebbero potuto essere interessate. Per sperimentarlo, per conoscerci, per condividere le nostre impressioni.
Ora ci piacerebbe trasformare questa cosa in una community locale a Padova, di facilitatori, designer, coach, curiosi, persone che vogliono sperimentare assieme strumenti e attività. Idealmente una volta ogni due mesi, il venerdì mattina. Dove qualcuno è disponibile ad ospitarci.

Il prossimo incontro lo facciamo venerdì prossimo 30 settembre, dalle 9.30 alle 12.30.

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