Su musica, cultura, meglio di-ismo

A diversi anni dalla sua uscita, ho comprato il vinile OKNOTOK dei Radiohead. Probabilmente volevo una scusa per rispolverare il mio giradischi, chiuso in soffitta assieme ai miei vinili da diversi anni. Si chiamava Doctor Sound e me lo avevano regalato mio papà e mio fratello (dicevano con i punti del benzinaio). Aveva la radio, leggeva le cassette, i CD, permetteva di salvare i vinili in MP3.

Risolti i problemi di spazio dopo la ristrutturazione, l’ho rimontato per scoprire che non funzionava più. Sono sicuro avrei potuto aggiustarlo (c’ero riuscito con lo stereo precedente) ma la verità è che aveva sempre avuto diversi problemi e forse aspettavo solo una scusa per comprarne uno nuovo. Così per il compleanno mi sono regalato un bel giradischi e delle casse 👇.

Sui vinili

I vinili suonano in modo diverso, non per tutte le cose che ci ascoltate, ma per molte. Non sono un audiofilo, assolutamente, però questa cosa tanti anni fa mi piaceva molto. Un’altra cosa che mi piaceva era la possibilità di avere un oggetto dedicato all’ascolto. Intendo dire qualcosa che mi permettesse di ascoltare musica in modo più intenzionale e meno come “tappeto sonoro” da avere nelle orecchie mentre faccio altro.

Dopo aver ripristinato il giradischi sto apprezzando due nuove cose: la prima riguarda proprio la “finitezza” dell’oggetto fisico. Il lato finisce, bisogna alzarsi dalla sedia, aprire il giradischi, girare lato. In modo automatico non è uno strumento pensato per farmi restare sempre in poltrona. Bello.

La seconda cosa che mi ha colpito è stato ricordare come avevo coltivato la collezione di vinili. Ero partito da una minuscola selezione di una dozzina di dischi ereditati dalla famiglia: disco anni ’80, i Queen, colonne sonore, musica classica, un paio di album Jazz, una compilation di musica italiana anni ’60. Ma in casa nostra il giradischi c’è stato veramente poco e non saprei dire come ci siano finiti in casa nostra questi dischi. Per molto tempo poi ho comprato vinili ai mercatini, perché non avendo un grande orecchio (e avendo un giradischi un po’ sottotono), non sentivo di volerci spendere grandi soldi. All’inizio cercavo cose che secondo me poteva aver senso ascoltare in vinile, quindi prevalentemente album jazz. Poi per un certo periodo ho recuperato un po’ qualsiasi cosa mi piacesse: ska e punk anni ’70, reggae, rock’n’roll. Oppure cose che avessero artwork interessanti (come The man from Utopia di Zappa, realizzata da Tanino Liberatore). Ad un certo punto ho addirittura comprato vinili nuovi e recenti: Explosions in the Sky, On Fillmore, Smog, Radiohead. Questo coincideva anche con la presenza a Padova di un paio di negozi in centro (il 23 e Beczar) dove si trovavano molte cose interessanti.

Sulle scoperte musicali

Pensare alla musica verso la fine dell’anno significa avere a che fare con tutte le liste “il meglio del 2025” pubblicate da appassionati e riviste. Alla fine sono passato da Spotify a Deezer e mi sono già creato un sacco di playlist del tipo “da ascoltare”.

Mi affascina sempre tantissimo pensare a come cambia il modo in cui stiamo costruendo la nostra cultura. Al momento nelle mie playlist ci sono interi album che hanno ricevuto apprezzamenti di critica su più fronti, accanto a “I 3 album che devi assolutamente ascoltare” segnalati dal content creator a caso con la parete piena di vinili alle spalle che mi compare nei reel Instagram o Youtube. La mia proattività (nel creare le playlist e poi nell’ascoltarle veramente) combatte ogni giorno con i mix automatici proposti dagli algoritmi delle piattaforme. Che, sia chiaro, mi fanno comunque scoprire cose interessanti. Solo mi fa un po’ strano non riuscire più a ricordarmi come sono incappato in una certa band.

BTW, ecco alcune playlist create su Deezer di roba che ho scoperto recentemente e sto ascoltando:


✍️ Scritto al 100% da un essere umano. Questo post è stato immaginato e scritto interamente da me, senza supporto di strumenti di intelligenza artificiale.

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