Nelle mie presentazioni scrivo sempre che sono una persona appassionata. Ma cosa significa concretamente? Tra le altre cose vuol dire che mi entusiasmo facilmente quando scopro qualcosa che mi interessa.
Due settimane fa è stata la scena Italian Occult Psychedelia 🎧, ma qualche mese fa è stata la cartomagia 🃏. In questa fase della mia vita, se trovo qualcosa che mi interessa, leggo dei libri oppure trovo le occasioni più disparate per infilarlo all’interno di qualche discussione.
Da un po’ di anni, che non coincidono necessariamente con l’essere diventato papà, per i più maliziosi tra voi, faccio fatica a trovare occasioni di condivisione soddisfacenti. Nel tempo ho creato diverse bolle sociali con cui condivido parti dei miei interessi, c’è stato un momento in cui ho scoperto il concetto di “profersonale” (luglio 2011) e ho dedicato del tempo a cercare di controllare la mia presenza online. Poi però la mia vita professionale ha deragliato, uscendo dai binari sicuri di un job title comprensibile alla maggior parte delle persone.
Un modo estremamente gratificante di condividere i miei interessi, negli ultimi 15 anni, sono stati i social network. Sono su Facebook dall’agosto 2008 e su Twitter da gennaio 2011. Ero stato anche su Google+, sono su LinkedIN e nel tempo ho provato a stare in molti social diversi.
Ora i social non mi piacciono più
Nel 2009, staccai per 1 anno intero da Facebook. Mi serviva un po’ di digial detox 🥗. Nel 2019 ho di nuovo avuto bisogno di fare detox, senza però cancellarmi.
Ora sento forte il desiderio di andarmene, ma con una prospettiva diversa.
Il mio problema coi contenuti di altri
Per prima cosa voglio lottare contro la mia incapacità di fermare l’infinte scrolling di contenuti proposti dagli algoritmi 😵💫. Non sono mai atterrato su TikTok perché so quanto sia incentrato sul vomitare costantemente nuovi contenuti. Su questo tema le mie riflessioni del 2019 sembrano ancora valide.
Sui social si trovano contenuti molto interessanti rispetto alle mie passioni, quindi è legittimo aspettarsi di poter “staccare la spina” 🔌 ogni tanto e scrollare in serenità. I problemi che vedo sono che questi social non sono ben progettati e offrono 2 tipi di contenuti:
- le stesse cose sicure che ci piacciono. Identiche. Con minime variazioni sul tema. Uno stesso meme. Un video di mille anni fa del content creator che vi piace. Il mondo lì fuori è stramaledettamente pieno di creator che ripropongono contenuti sempre uguali a sé stessi, incentivati a trovare follower e restare in cima alle ricerche. Questo secondo me porta ad un certo appiattimento culturale, per cui se c’è un tema che ci interessa è sempre più difficile esplorarlo fino ai suoi confini. Mi immagino di essere su una nave che gira in tondo, stando relativamente sempre nello stesso punto ⛵️.
- contenuti potenzialmente sempre più estremi e ridicoli. Non essendo su TikTok, lo vedo solamente attraverso i reel facebook e youtube. Avete presente (ma forse anche no) il meme del tizio con la faccia perplessa mentre guarda fail di lavoratori edili? Nel mio caso i video proposti sono sempre meno divertenti, ma c’è sempre il suo faccione. A questo trend aggiungiamo pure: le nuove policy rispetto all’attendibilità dei contenuti, per cui è un dilagare di fake news e profili estremi; il ritorno della cara vecchia pubblicità, per cui senza pagare il feed è carico di contenuti sponsorizzati 💸.
In questi anni ho provato a gestire i feed in modi diversi, ad esempio per un po’ Twitter è stato il mio punto di riferimento professionale mentre su Facebook sono stato connesso solamente a persone che conoscevo veramente. Col tempo ho fatto sempre più fatica a tenere distinte queste cose e quando ho smesso di interessarmi prevalentemente all’ambito Education, ho dovuto lavorare parecchio per modificare il feed di Twitter.
In generale sento molta insoddisfazione per come è cambiata la mia esperienza utente sui principali social network. Non solo non mi sento in grado di progettare con cura il mio feed, ma ho l’impressione che ci troviamo di fronte ad un grande cortocircuito che premia molto più la quantità rispetto alla qualità. Per cui ci sono sempre più creatori di contenuti incentivati a pubblicare qualsiasi cosa, pur di stare in cima agli algoritmi. E in questo l’AI non sta aiutando particolarmente.
Il mio problema coi contenuti miei
La seconda cosa che mi sta a cuore, l’ho messa a fuoco dopo aver scritto questo pezzo e aver iniziato questa avventura.
Uno dei motivi per cui ho iniziato a pensare di lasciare i servizi Google è stato quando la piattaforma ha cambiato la propria promessa rispetto a Google Photo. Da “free unlimited storage forever” a “ci spiace, ora dovete pagare”. È una cosa che trovo completamente legittima, ma dovrebbe ricordarci di diffidare sempre di chi ci offre qualcosa gratis. Soprattutto se quella cosa comporta come minimo pagare la corrente elettrica per dei server.
Sui social abbiamo condiviso tanto, ci sono pezzi delle nostre vite. Ma è tutto dentro a contenitori di cui non abbiamo le chiavi, che non progettiamo noi. Se domani il prossimo CEO decide di chiudervi l’account, può farlo. Se domani la piattaforma decide che per accedere alle foto più vecchie di 5 anni dovrete pagare, può farlo.
Non abbiamo nessuna assicurazione su cosa succederà a ciò che si trova su queste piattaforme. Sono luoghi che funzionano secondo logiche proprie. Questa cosa inizia a preoccuparmi e voglio riprendere il controllo delle cose che ho condiviso 🗄️. Crearmi un piccolo archivio privato che funzionerà anche quando queste piattaforme cambieranno volto.
Il mio problema con la visione
In fin dei conti, il motivo più importante per me è puramente politico. Sono arcistufo di stare su delle piattaforme che guadagnano soldi della mia presenza, dai miei contenuti, dalle mie interazioni. Sono piattaforme che non stanno lavorando per il bene della società e con cui mi trovo sempre meno d’accordo. Ho l’incredibile privilegio di poter sviluppare e mantenere una mia presenza lontano da queste piattaforme e sento che è mio dovere esercitare questo privilegio.
Alphabet, Facebook, X, Instagram, non sono delle società benefit. Per quanto possiamo aderire ai valori dei loro fondatori, condividerne le prospettive e i desideri, il loro futuro è determinato dalle logiche capitaliste del business. È bello che facciano filantropia, che supportino cause sociali e che in diversi momenti storici siano state utili a supportare l’organizzazione di proteste e la divulgazione di informazioni. Ma non basta.
Ora che succede?
Per riassumere:
- non trovo più soddisfacente il servizio che offrono in termini di connessioni e relazioni con gli altri
- temo per la salvaguardia di tutti i miei dati conservati al loro interno
- detesto le scelte politiche intraprese dal management
Quindi?
Direi di procedere su due binari 🛤️:
- capire come gestire il passato = mettere al sicuro tutti i contenuti che attualmente si trovano su queste piattaforme. Capire come archiviarli ma anche come renderli navigabili o disponibili a terzi se domani volessi nuovamente mostrare il mio album della gita in Giappone, per fare un esempio.
- capire come gestire il futuro = capire come condividere nuovi contenuti e come restare in contatto con le persone che fanno parte delle mie reti sociali online. Questo punto implica anche una interessante riflessione su cosa vuol dire “restare in contatto”. Ma ci arriverò.
Vorrei trovare soluzioni che possano essere semplici da replicare, nell’istante in cui qualcun’altro volesse fare la stessa cosa, quindi non strettamente legate a competenze tecniche. Per ora ho trovato questo simpatico thread su reddit di gente che parla di uscire da facebook. E ho fatto l’export dei dati.